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TESTI VEDICI

La plurimillenaria cultura dell'India è fondata sui Veda e costituisce la conoscenza più antica che l'umanità conosca, una conoscenza che però ha mantenuto intatti nel tempo pregio e freschezza, tanto da essere ancora oggi di straordinaria attualità, in grado di veicolare valori e modelli di comportamento da applicare con successo nella vita individuale e sociale. I Veda non sono soltanto testi religiosi ma anche vasti insiemi di simboli, dottrine e suggestioni esistenziali che si inseriscono ai vertici della storia del pensiero antico e moderno. Questo studio offre una sintesi chiara ed esauriente della letteratura vedica in tutta la sua ampiezza presentando, attraverso le sue linee essenziali, una concezione del mondo che rivaluta la ricerca interiore e l'armonia tra uomo e universo.

Nel passato la Psicologia è stata messa a fuoco, all'Est come all'Ovest, prevalentemente dai filosofi. La Psicologia occidentale è un prodotto della Filosofia e della scienza occidentali, mentre la Psicologia indiana deriva dalla Filosofia e dall'esperienza introspettiva indiana. Oggetto di studio della Psicologia indovedica è la reale identità del sé, la pura coscienza, principale attributo di ogni forma di vita e fine di ogni espressione di pensiero. Scopo di questo studio è, in primo luogo, quello di indicare differenze e similitudini tra i due sistemi psicologici attraverso un breve confronto tra i contributi apportati dai filosofi occidentali, a partire da Platone fino ai tempi moderni, e quelli delle maggiori Scuole della millenaria tradizione indovedica.

Nella Bhagavad-gita l'insegnamento conclusivo è la bhakti, la strada che può condurre ogni individuo alla riscoperta dell'eterna relazione d'amore che lo unisce all'Essere supremo; una via che passa per la completa reintegrazione della persona nell'ordine socio-cosmico, grazie alla quale essa può conseguire tutti i propri fini terreni e nel contempo riscoprire la propria natura divina. La Bhagavad-gita suggerisce un'attitudine di grande equilibrio dinamico tra i contrari, azione e non-azione, ottenuto grazie ad una conoscenza di ordine superiore che consente all'individuo di realizzare un alto senso del proprio dovere contingente in uno spirito di rinuncia all'effi mero; un'attitudine distante tanto da un'adesione acritica all'immanenza quanto da una fuga verso una trascendenza astratta, negatrice dei valori terreni e dispregiatrice della materia. La Bhagavad-gita esorta infatti ad un agire pieno ma distaccato, effi cace ma non mosso da volontà di possesso e di potere, religiosamente offerto con gioiosa devozione come sacrificio a Dio.

Il Samkhya sostiene la pluralità delle coscienze individuali (purusha) ma riconosce l'unità nella diversità. Questa filosofia spiega che la diversità fra le condizioni di vita degli organismi più semplici e quelle dei più evoluti è dovuta solamente al grado di sviluppo della loro coscienza e alla loro triplice natura o guna (sattvika, rajasika o tamasika). Il Samkhya afferma l'esistenza indipendente della materia ma postula la mancanza di coscienza della stessa e proclama che tutta la vita è una combinazione di Coscienza (purusha) e materia (prakriti).

Studio sistematico della Scuola Yoga di Patanjali. La dottrina di quest'ultima è contenuta nella celeberrima opera Yogasutra, un'antica quanto famosa raccolta di aforismi sullo Yoga, che probabilmente costituisce il più antico trattato scientifico di Psicologia. Lo Yoga fornisce strumenti di vario ordine e grado per favorire l'evoluzione psichica e spirituale, per rendere l'intelletto capace di afferrare concetti, forme ed emozioni, altrimenti inaccessibili. Tra le pratiche più importanti e conclusive per la rielaborazione e la sublimazione dei contenuti mentali vengono descritte quelle di concentrazione (dharana) e di meditazione (dhyana) che, se correttamente eseguite, portano alla percezione diretta della realtà, sia fisica che metafisica (samadhi). Tra le varie forme meditative suggerite dai rishi, i saggi-veggenti, cantori della rivelazione vedica e messaggeri del Divino, il devoto abbandono a Dio (Ishvara-pranidhana) appare come la predisposizione interiore ideale per il raggiungimento del più alto successo nello Yoga.

La cultura dell'antica India trova una delle sue espressioni più significative nel pensiero filosofico e psicologico delle Upanishad, opere che rivestono una posizione di indiscutibile rilievo all'interno della millenaria letteratura vedica. Unendo la profondità della speculazione filosofica ad un linguaggio, insieme discorsivo e simbolico, capace di rendere accessibile anche all'uomo comune la saggezza fisica e metafisica della civiltà vedica, la letteratura upanishadica offre l'opportunità di intraprendere un viaggio di conoscenza all'interno e all'esterno di sé stessi, poiché indaga le varie dimensioni della realtà individuando interazioni, collegamenti e corrispondenze, e fornisce spiegazioni approfondite sui differenti stati di coscienza dell'essere e sulla personalità umana nelle sue molteplici componenti.

Vedanta

Tra i sei Darshana astika, il Vedanta è sicuramente il più noto e il più studiato e commentato; non a caso costituisce anche la base della maggior parte delle Scuole di pensiero dell'Induismo. Il termine Vedanta significa 'conclusione dei Veda', a dimostrazione che quest'opera, che tratta in modo particolare la natura del Supremo Brahman, contiene il distillato di tutta la speculazione della letteratura sapienziale dell'India. Nel Corso di Filosofia saranno analizzati i principali sutra attraverso il commentario dedotto da uno dei principali teologi della Scuola personalistica vedantica, mentre nel Corso di Psicologia gli elementi principali della Filosofia del Vedanta sono interpretati in chiave psicologica secondo due fra le maggiori Scuole: l'Advaita-Vedanta di Shankara e la Vishishta-Advaita di Ramanuja.

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